IL LIBRO · IN LAVORAZIONE

Pioniere

Prima che qualcuno decidesse che quella storia esisteva.

Prima dei campionati federali.

Prima della Nazionale riconosciuta.

Prima delle fotografie ufficiali, delle classifiche, delle maglie custodite negli archivi.

C’erano loro.

A Treviso alcune ragazze si allenavano nel parcheggio di un cimitero. Quando ottennero uno spazio vero, era poco più di una porzione di campo concessa da altri.

A Roma, sui prati di Villa Pamphili, il campo poteva essere segnato con il nastro usato per le serrande. Non c’erano docce. C’era chi, dopo aver giocato, prendeva autobus e treno per tornare fino a Ostia ancora sporca di terra.

Non sono immagini costruite a posteriori.

Sono ricordi di chi c’era.

E intorno a quei ricordi, lentamente, stanno tornando fuori anche le carte.

Una lettera pubblicata nel 1979 da una ragazza che chiedeva semplicemente se in Italia esistessero altre donne che giocavano a rugby.

Una partita a Lancenigo, il 13 aprile 1980.

Le prime trasferte. Milano. Roma. Treviso. Benevento. Pisa. Catania.

Nomi che nei giornali compaiono una volta e poi scompaiono.

Squadre che cambiano denominazione. Campi improvvisati. Risultati che due fonti dello stesso giorno raccontano in modo diverso.

E poi una Federazione che per anni non riconosce quell’attività.

Così le donne continuano altrove.

Con la UISP.

Con una Lega costruita praticamente dal basso.

Con sette campionati prima dell’ingresso sotto l’egida FIR.

Con una Nazionale che nel 1985 arriva a Riccione e pareggia 0-0 contro la Francia, mentre il rugby femminile italiano esiste già da anni senza avere ancora un posto pieno dentro le istituzioni che governano quello sport.

Questa storia non nasce da una data sola.

E non ha una sola fondatrice.

Nasce in posti diversi, spesso senza che le ragazze di una città sappiano cosa stiano facendo quelle di un’altra.

Per questo sto cercando di ricostruirla senza trasformarla in leggenda.

Giornali dell’epoca. Riviste. Fotografie. Lettere. Archivi. Referti quando esistono. E soprattutto le testimonianze delle donne che quella storia l’hanno vissuta.

Quando due ricordi non coincidono, restano entrambi.

Quando una data non è dimostrabile, rimane aperta.

Quando un documento contraddice quello che abbiamo raccontato per quarant’anni, è il documento a obbligarci a tornare indietro.

Pioniere nasce da qui.

Non per raccontare che furono straordinarie perché giocarono a rugby.

Ma per capire come riuscirono a giocarlo quando quasi nulla era stato costruito per permettere loro di farlo.

Questa non è ancora la loro storia.

È soltanto la porta.

E dietro quella porta, finalmente, ci sono ancora le loro voci.

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