Al 64’ Michela Sillari sistema il pallone sulla piazzola. L’Italia era stata sotto 5-24, aveva già segnato tre mete dopo quel momento e aveva cambiato velocità alla partita. Il calcio entra: 29-27. Davanti ai 1300 spettatori ufficiali di Fontanafredda, il Sudafrica deve inseguire per la prima volta dal 5-0 iniziale.
Tre minuti più tardi le Springbok Women sono di nuovo avanti. Ripresa del gioco, punizione concessa dall’Italia, territorio restituito alle sudafricane. Una prima maul viene fermata irregolarmente; alla possibilità successiva il drive torna ad avanzare, Micke Gunter arriva oltre la linea e Jakkie Cilliers trasforma per il 29-34.
In quel passaggio c’è buona parte della partita. Il Sudafrica non ha bisogno di cambiare ciò che gli aveva già dato punti. L’Italia, dopo avere lavorato quasi un’ora per trascinare la gara lontano da quella zona, ci rientra nel momento più delicato.
I primi minuti avevano mostrato la strada
L’approccio azzurro evita il confronto frontale continuo. La fisicità sudafricana è evidente fin dalle prime fasi, ma la mischia italiana risponde: dopo il primo ingaggio arriva anche un calcio di punizione a favore delle Azzurre e la prima touche funziona.
Al 4’ Sofia Stefan gestisce un possesso difficile e accelera. Il pallone arriva a Vittoria Ostuni Minuzzi e poi ad Alyssa D’Incà lungo la linea laterale. È la meta del 5-0 e il primo esempio di ciò che l’Italia riesce a produrre quando sposta il punto d’attacco invece di restare dentro alle collisioni.
Il Sudafrica risponde portando la partita nella direzione opposta. Al 9’ una maul avanzante produce la meta di Anushka Groenewald, trasformata da Cilliers. Poco dopo le cariche sudafricane attirano sempre più difensori vicino al punto d’incontro e al 14’ si apre il canale sfruttato da Byrhandré Dolf per il 5-14.
Il problema non è soltanto la dimensione delle collisioni. È quello che accade alla difesa italiana dopo essere stata costretta a stringersi.
La maul costruisce il primo strappo
La mischia ordinata continua a reggere meglio di quanto la differenza fisica potesse far pensare alla vigilia. Il punto più difficile rimane la touche difensiva.
Al 28’ un altro drive porta Groenewald alla seconda meta personale per il 5-19. Poco dopo Maria Tshiremba sfrutta un calcio in profondità e un pallone che l’Italia non riesce a gestire: 5-24.
La partita rischia di scappare via, ma l’ultima azione del primo tempo cambia almeno il punto di partenza della ripresa. Questa volta la piattaforma da touche è italiana: pallone su Elisa Giordano, struttura costruita e Vittoria Vecchini che si stacca per arrivare oltre la linea. Sillari trasforma e all’intervallo è 12-24.
L’Italia cambia ritmo e cambia la partita
Nei primi minuti della ripresa rimangono due errori in touche, poi l’Italia comincia a muovere il pallone con maggiore continuità. Alissa Ranuccini mette pressione su un calcio di liberazione, Yonela Ngxingolo riceve un cartellino giallo dopo una pulizia pericolosa e le Azzurre trovano spazio lontano dalle concentrazioni di corpi.
Dopo una prima occasione fermata a pochi centimetri dalla linea, Sillari trova Ostuni Minuzzi dentro la difesa. L’azione prosegue e il pallone torna verso D’Incà, che ha campo davanti e segna la seconda meta personale. La trasformazione vale il 19-24.
Quel pallone porta anche un numero nuovo: 22 mete con l’Italia. Ostuni Minuzzi aveva raggiunto quota 21 una settimana prima; a Fontanafredda D’Incà la supera e diventa la miglior marcatrice di mete della Nazionale femminile.
Cilliers riporta il Sudafrica a +8 dalla piazzola, ma il ritmo azzurro non si spegne. Vecchini recupera un lancio troppo lungo, il pallone viene mosso subito e Ostuni Minuzzi attacca un intervallo fino alla meta. Sillari trasforma: 26-27.
Francesca Granzotto entra e trova immediatamente un break sul lato chiuso. Arriva un’altra punizione e questa volta Sillari sceglie i pali. Nel suo 99° cap firma il 29-27. Dal 12-24 dell’intervallo l’Italia ha prodotto 17 punti consecutivi.
La rimonta non nasce da un improvviso aumento della capacità di vincere gli impatti contro il Sudafrica. Nasce dalla scelta di allargare il campo, aumentare la velocità del pallone e costringere più difensori a decidere lontano dal punto d’incontro.
Tre minuti spiegano perché il sorpasso non basta
Dopo il piazzato del vantaggio arriva una delle fasi più delicate dell’intera gara. L’Italia ha appena costretto il Sudafrica a inseguire, ma sulla ripresa concede una punizione e restituisce territorio.
La prima maul viene contenuta pagando un altro fallo. Alla possibilità successiva il Sudafrica costruisce di nuovo il drive e Gunter segna. Cilliers trasforma per il 29-34.
Le due mete di Groenewald e quella di Gunter arrivano direttamente dal lavoro della maul. Con le trasformazioni realizzate, quelle tre sequenze producono 19 punti: quasi metà del totale sudafricano.
È il dato più netto della partita. La mischia italiana ha avuto fasi solide; la difesa del drive è stata invece un problema ripetuto e mai completamente risolto. Confondere le due cose significherebbe perdere una parte importante della lettura tecnica.
Sul 29-34 c’era ancora una palla per riaprirla
La meta di Gunter non chiude subito la gara. Ostuni Minuzzi riparte dalla propria metà campo, batte la prima pressione e utilizza anche il piede per riportare il Sudafrica vicino alla propria linea. L’Italia ottiene una mischia a cinque metri.
Le avanti insistono, Sara Mannini recupera un pallone difficile e Alia Bitonci riesce a servire Granzotto verso la bandierina. Maceala Samboya accompagna il piede dell’azzurra sulla linea prima dello schiacciamento e il punteggio resta 29-34.
A tempo ormai scaduto Logan Welman segna la sesta meta sudafricana. Cilliers trasforma e fissa il 29-41. Il margine finale è di dodici punti, ma al 64’ l’Italia era davanti.
Turani e Vecchini: ottanta minuti nel punto più duro della gara
Silvia Turani e Vittoria Vecchini restano in campo per tutti gli ottanta minuti contro un pacchetto sudafricano molto pesante. Vecchini trova anche la meta che riapre il match prima dell’intervallo.
La loro partita aiuta a separare due piani che il risultato rischia di sovrapporre. La prima linea italiana ha retto diverse fasi di mischia ordinata; le difficoltà maggiori sono arrivate nella difesa della maul, dove il Sudafrica ha avuto continuità, avanzamento e punti.
Per lo staff la distinzione conta, perché le correzioni richieste non sono le stesse.
Il primo banco di prova duro della nuova Italia
Contro il Giappone l’Italia aveva preso rapidamente il controllo della partita. Il Sudafrica ha proposto una situazione diversa: per la prima volta nel ciclo di Plinio Sciamanna le Azzurre si sono trovate sotto di diciannove punti e hanno dovuto correggere il modo di avanzare durante la gara.
La risposta le ha portate fino al sorpasso. Il passaggio successivo è stato molto meno efficace: subito dopo il 29-27 è arrivato un possesso gestito male e l’avversaria lo ha convertito nel fondamentale sul quale aveva già costruito buona parte del proprio vantaggio.
Fontanafredda lascia quindi materiale molto più preciso di una semplice distinzione tra cose positive e negative. Mostra quali soluzioni funzionano quando l’Italia riesce a giocare nello spazio e quali situazioni continuano a esporla contro una squadra capace di trasformare il territorio in punti.
D’Incà a 22, Sillari a 99 e Cuoghi dentro il nuovo gruppo
Dentro il risultato ci sono anche tre passaggi individuali. La doppietta porta Alyssa D’Incà a 22 mete, nuovo primato della Nazionale femminile. Michela Sillari disputa la propria 99ª partita internazionale e chiude con nove punti al piede.
La panchina cambia poche ore prima del calcio d’inizio: Laura Foscato e Mascia Jelic devono rinunciare alla gara, mentre entrano Beatrice Veronese e Giorgia Cuoghi.
Cuoghi trova poi nel finale i suoi primi minuti con la Nazionale.
È un altro tassello del lavoro iniziato da Sciamanna per aumentare il numero di giocatrici realmente esposte al rugby internazionale.
Quello che Fontanafredda lascia agli Stati Uniti
L’Italia tornerà in campo in ottobre contro gli Stati Uniti con una partita molto utile da riguardare. Il gioco in campo aperto ha prodotto occasioni, la velocità del pallone ha messo in difficoltà una difesa molto più comoda quando poteva restare stretta e la mischia ha retto diversi confronti.
La gestione di alcuni possessi chiave, la touche e soprattutto la difesa della maul hanno invece concesso al Sudafrica abbastanza occasioni per segnare sei mete.
Il calcio di ripresa dopo il sorpasso resta l’immagine più semplice da portarsi dietro. Contro squadre capaci di convertire il territorio con questa efficienza, uscire dalla pressione una volta non basta: bisogna evitare di riconsegnargliela subito.
A Fontanafredda l’Italia ha trovato il modo di recuperare diciannove punti. Il prossimo passaggio sarà imparare a proteggere quello che costruisce quando finalmente arriva davanti.
