Mascia Jelic era già arrivata a un passo dal primo cap contro il Sudafrica. Aveva la maglia numero 20 e un posto in panchina, poi un problema accusato nella rifinitura aveva rimandato tutto.
Tre settimane dopo non riparte dalla panchina.
A Mansfield partirà con il numero 7, titolare nella terza linea dell’Italia accanto a Francesca Sgorbini ed Elisa Giordano. Silvia Fent, anche lei ancora senza presenze con la Nazionale maggiore, avrà invece il 16 e aspetterà il proprio momento dalla panchina.
Il dettaglio interessante non è soltanto che Plinio Sciamanna abbia scelto due possibili esordienti nelle 23. È dove li abbia messi.
Gli Stati Uniti hanno segnato dieci mete nelle prime due partite delle WXV Global Series. Nove sono arrivate dagli avanti. Hanno conservato 25 touche su 26 sul proprio lancio e tutte le 18 mischie nelle quali hanno avuto l’introduzione.
Jelic debutterà quindi dal primo minuto dentro il settore che, almeno finora, ha dato agli USA una parte enorme dei loro punti.
Fent, se entrerà, lo farà da tallonatrice.
Non è esattamente un ingresso laterale nella partita.
USA-Italia, il problema comincia dalla qualità del possesso
Sabato 17 ottobre il Texas Health Mansfield Stadium ospiterà la prima delle due sfide ravvicinate fra Stati Uniti e Italia. Si gioca alle 17 locali, mezzanotte italiana, con diretta Sky Sport. Il secondo incontro è previsto il 24 ottobre a Nashville.
Gli Stati Uniti arrivano con tre vittorie consecutive. Prima il Sudafrica, poi Irlanda e Galles. Una serie che mancava dal 2006.
Le ultime due partite dicono anche qualcosa sul modo in cui questa squadra sta imparando a vincere. Contro l’Irlanda era sotto 31-12 e ha chiuso 40-36. Contro il Galles era in svantaggio all’intervallo, poi non ha più concesso punti nella ripresa.
Freda Tafuna è già a quattro mete nelle prime due WXV. Ma sarebbe riduttivo trasformare tutto in una questione individuale.
Il dato delle nove mete su dieci segnate dagli avanti racconta una struttura. La conquista la sostiene: 25 palloni mantenuti su 26 in rimessa laterale e 18 su 18 in mischia.
L’Italia arriva da numeri differenti.
Nelle prime due partite ha percorso complessivamente 1.072 metri con 242 carries, mentre gli USA ne hanno prodotti 859 con 314. Le Azzurre hanno trovato 15 clean break contro nove e battuto 50 difensori contro 43. Sono statistiche raccolte contro avversarie diverse, quindi non possono diventare una classifica fra i due attacchi. Mostrano però che l’Italia è stata capace di avanzare anche con un volume inferiore di portate.
Contro il Sudafrica questo aspetto è stato particolarmente evidente. Le Azzurre hanno prodotto 526 metri, 24 difensori battuti e sei clean break, ma hanno perso quattro delle dieci touche sul proprio lancio, ceduto 18 turnover e concesso 12 penalità.
È lì che il 41-29 diventa più interessante del semplice risultato.
L’Italia è riuscita a muovere la difesa sudafricana e a trovare metri. Non è riuscita a proteggere con la stessa continuità ciò che aveva costruito.
Contro gli USA il margine rischia di restringersi ancora.
Rigoni e quella parola: precisione
Beatrice Rigoni tornerà titolare con la maglia numero 12, oltre tredici mesi dopo l’ultima partenza dal primo minuto con l’Italia.
Giocherà accanto ad Alyssa D’Incà e nei giorni precedenti alla gara ha usato una parola che vale la pena tenere a mente.
«Cercheremo di rispondere con maggiore precisione tecnica a ragazze che sono indubbiamente un po’ più fisiche di noi.»
Precisione tecnica.
Non serve caricare quella frase di significati che non ha. Rigoni non sta dicendo che l’Italia debba evitare il confronto fisico. In una partita internazionale sarebbe impossibile.
Sta però indicando quale può essere il modo italiano di stare dentro quel confronto.
Una touche persa nella propria metà campo contro una squadra che sta segnando quasi esclusivamente con gli avanti non vale soltanto un possesso. Può diventare immediatamente una sequenza ravvicinata, un maul, una serie di collisioni a pochi metri dalla linea.
Allo stesso modo, un pallone veloce dopo la conquista può permettere all’Italia di usare caratteristiche che nelle prime due partite si sono viste: capacità di trovare metri, battere difensori e portare il gioco lontano dal punto d’incontro.
La partita potrebbe girare diverse volte attorno a questa differenza.
Non forza contro tecnica, una semplificazione che racconta poco del rugby internazionale. Piuttosto quanta qualità l’Italia riuscirà a mettere dentro situazioni nelle quali gli Stati Uniti proveranno a togliere tempo e spazio.
La formazione dice qualcosa del lavoro di Sciamanna
Il XV scelto mantiene diversi riferimenti esperti.
Vittoria Zanette rientra dopo il problema al ginocchio e completa la prima linea con Vittoria Vecchini e Alessia Pilani. Giulia Cavina e Giordana Duca formano la seconda, mentre Jelic entra in una terza linea nella quale Giordano e Sgorbini portano complessivamente 128 caps.
In mediana Alia Bitonci giocherà con Emma Stevanin. Rigoni torna al centro insieme a D’Incà; Francesca Granzotto e Aura Muzzo saranno le ali con Vittoria Ostuni Minuzzi, capitana, a estremo.
Anche la panchina racconta un equilibrio particolare. Accanto a Fent ci sono giocatrici con pochissima esperienza internazionale come Giorgia Cuoghi, Gaia Dosi ed Elettra Costantini, ma anche Sofia Stefan con 108 caps, Sara Mannini e Gaia Buso.
Non sembra una formazione costruita semplicemente per “fare esperienza”.
Sciamanna sta continuando il lavoro iniziato a settembre: allargare il numero di giocatrici utilizzabili mentre il nuovo sistema tecnico prende forma. Rigoni stessa ha parlato di un processo nel quale alcuni meccanismi sono già comparsi e altri richiedono più tempo per diventare fluidi.
Mansfield aggiunge un livello ulteriore perché le nuove giocatrici non vengono inserite in una partita nella quale il risultato può essere messo in secondo piano.
Gli USA sono sesti nel ranking mondiale, l’Italia ottava. I precedenti sono quattro, con due vittorie per parte. Le Azzurre hanno vinto gli ultimi due confronti, nel 2022 e nel 2023.
Questa volta gli Stati Uniti arrivano con una striscia positiva e con un pacchetto che sta segnando.
Da U21 a Mansfield
C’è poi il percorso di Jelic e Fent.
A maggio Silvia Fent era nel gruppo dell’Italia U21 impegnato nelle Six Nations Series. Mascia Jelic lavorava con quello stesso gruppo da invitata. Cinque mesi dopo una sarà titolare con la Nazionale maggiore negli Stati Uniti e l’altra potrebbe ricevere il primo cap dalla panchina.
È un passaggio che va letto con cautela.
L’U21 non è una catena di montaggio che produce automaticamente internazionali senior, e non avrebbe senso attribuire a pochi mesi di attività tutto ciò che una giocatrice costruisce nei club, nei raduni e nel proprio percorso personale.
Resta però un collegamento concreto.
Nel 2026 l’Italia ha avuto più occasioni per mettere giovani giocatrici dentro contesti internazionali prima dell’ingresso definitivo nella Maggiore. Jelic e Fent sono due esempi visibili di quella possibilità.
E forse la cosa più utile, adesso, è smettere rapidamente di guardarle soltanto attraverso la parola esordiente.
Jelic avrà una terza linea americana davanti. Dovrà placcare, lavorare sui punti d’incontro, leggere le uscite dalla touche, inserirsi nel sistema offensivo italiano.
Fent, se entrerà, avrà lanci da effettuare e mischie da gestire in una partita nella quale ogni pallone di conquista avrà un peso particolare.
Il primo cap è una storia prima del calcio d’inizio.
Dopo, resta il rugby.
La formazione dell’Italia per USA-Italia
15. Vittoria OSTUNI MINUZZI (capitana, Grenoble Amazones, 51 caps)
14. Aura MUZZO (ASM Clermont Rugby, 65 caps)
13. Alyssa D’INCÀ (Blagnac Rugby, 42 caps)
12. Beatrice RIGONI (Sale Sharks, 88 caps)
11. Francesca GRANZOTTO (Exeter Chiefs, 30 caps)
10. Emma STEVANIN (Grenoble Amazones, 34 caps)
9. Alia BITONCI (Valsugana Rugby Padova, 17 caps)
8. Elisa GIORDANO (Valsugana Rugby Padova, 84 caps)
7. Mascia JELIC (Benetton Rugby Treviso, esordiente)
6. Francesca SGORBINI (ASM Clermont Rugby, 44 caps)
5. Giordana DUCA (Valsugana Rugby Padova, 67 caps)
4. Giulia CAVINA (AC Bobigny Rugby, 7 caps)
3. Alessia PILANI (Stade Bordelais, 14 caps)
2. Vittoria VECCHINI (Gloucester-Hartpury, 48 caps)
1. Vittoria ZANETTE (Blagnac Rugby, 8 caps)
A disposizione
16. Silvia FENT (Benetton Rugby Treviso, esordiente)
17. Giorgia CUOGHI (Benetton Rugby Treviso, 1 cap)
18. Gaia DOSI (Rugby Parma FC, 2 caps)
19. Elettra COSTANTINI (Valsugana Rugby Padova, 2 caps)
20. Alissa RANUCCINI (ASM Clermont Rugby, 25 caps)
21. Sofia STEFAN (RCTPM Toulon, 108 caps)
22. Sara MANNINI (Harlequins, 19 caps)
23. Gaia BUSO (Arredissima Villorba Rugby, 6 caps)
Fonti e riferimenti
- FIR - Convocate per la trasferta negli Stati Uniti, 9 ottobre 2026
- FIR - Italia U21 Femminile, raduno di maggio 2026
- OnRugby - Beatrice Rigoni verso USA-Italia, 13 ottobre 2026
- Rugby.com.au - Italia-Giappone, statistiche WXV 2026
- Rugby.com.au - Italia-Sudafrica, statistiche WXV 2026
- Rugby.com.au - Irlanda-USA, statistiche WXV 2026
- Rugby.com.au - Galles-USA, statistiche WXV 2026
- RugbyPass - Tre vittorie consecutive USA e tripletta di Freda Tafuna
