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NAZIONALE

Beatrice Rigoni torna in azzurro.
Ma la prima lista di Sciamanna racconta molto di più

Trentadue giocatrici per cominciare, sei possibili esordienti, due veterane fuori dal primo raduno e una delle Azzurre più esperte nuovamente nel gruppo. La prima convocazione della nuova gestione non stabilisce ancora le gerarchie. Comincia però a mostrarne il campo di lavoro.

Ci sono ritorni che riempiono semplicemente una casella in una lista.

E poi ce ne sono altri che cambiano il modo in cui quella lista viene letta.

Beatrice Rigoni torna con l’Italia con 87 presenze internazionali alle spalle.

Accanto al suo nome, nella prima convocazione di Plinio Sciamanna per il raduno di Silea, ce ne sono sei accompagnati da una parola completamente diversa: esordiente.

Natascia Aggio. Silvia Fent. Laura Foscato. Rubina Grassi. Mascia Jelic. Vittoria Zeni.

Sei giocatrici che all’inizio di questa finestra internazionale non hanno ancora una presenza con la Nazionale maggiore.

Ottantasette caps da una parte. Zero dall’altra.

La prima lista di Sciamanna comincia già da questa distanza.

Trentadue non sono trentotto

Il primo dettaglio da tenere fermo è forse anche quello più facile da perdere.

La convocazione per Silea non coincide con la rosa completa annunciata per le WXV Global Series.

Le giocatrici chiamate per la prima fase del raduno sono 32. La lista precedentemente comunicata per il torneo ne comprendeva 38.

Francesca Andreoli, ad esempio, non compare in questo primo gruppo.

Può sembrare una precisazione burocratica.

Non lo è.

Perché significa che questa convocazione non deve essere letta come una graduatoria definitiva e nemmeno come la fotografia dell’intera Nazionale per le settimane successive.

È semplicemente la prima fotografia.

Ed è una differenza fondamentale quando comincia un nuovo ciclo tecnico.

La tentazione, davanti a qualsiasi lista, è dividere immediatamente i nomi in categorie: dentro, fuori; promossa, bocciata; titolare, riserva.

Ma una finestra internazionale lunga oltre un mese difficilmente può essere interpretata attraverso una sola convocazione.

Soprattutto quando lo stesso percorso prevede che il gruppo per le due partite negli Stati Uniti venga comunicato successivamente.

Quello di Silea è un punto di partenza. Non ancora un verdetto.

Il significato del ritorno di Rigoni

Ed è proprio dentro questa cornice che il nome di Beatrice Rigoni acquista peso.

Ottantasette caps significano una quantità di rugby internazionale che pochissime giocatrici possono portare dentro un gruppo.

Significano partite di Sei Nazioni. Mondiali. Settimane di preparazione.

Momenti in cui una partita internazionale cambia ritmo e devi riconoscere quello che sta succedendo prima ancora di poterlo spiegare.

Il ritorno di Rigoni non è quindi interessante soltanto perché aggiunge un’altra opzione tecnica.

Aggiunge esperienza disponibile.

Nella prima lista pubblicata da Sciamanna, soltanto Michela Sillari e Sofia Stefan avevano un numero di presenze superiore alle sue nella rosa più ampia presa come riferimento; nel gruppo di Silea Stefan è presente con 106 caps, mentre Sillari non compare. Rigoni entra quindi immediatamente tra le giocatrici con il maggiore patrimonio internazionale a disposizione dello staff.

E questo conta ancora di più osservando chi le sta accanto.

Sei giocatrici davanti alla porta

Aggio, Fent, Foscato, Grassi, Jelic e Zeni arrivano al raduno senza avere ancora giocato per l’Italia maggiore.

La convocazione, naturalmente, non garantisce un esordio.

È soltanto la possibilità di arrivarci.

Ed è proprio per questo che queste settimane saranno interessanti.

Per una giocatrice alla prima esperienza con la Nazionale, il passaggio non è soltanto tecnico.

Cambia la velocità. Cambia il tempo disponibile per decidere. Cambia il livello della collisione. Cambiano le aspettative. Cambiano anche le conseguenze di un errore.

Essere convocata significa essere abbastanza vicina da poter essere osservata dentro quel contesto.

Giocare significa attraversarlo realmente.

Ed è lì che si trova una delle domande più importanti della prima finestra di Sciamanna: quante delle giocatrici nuove riusciranno a trasformare una convocazione in minuti internazionali?

Le assenze che aprono spazio

Nella prima chiamata non compaiono Elisa Giordano e Michela Sillari.

Parliamo rispettivamente di 83 e 98 presenze secondo i dati della convocazione utilizzata per questo articolo. La comunicazione federale citata nel pezzo non specificava le ragioni delle loro assenze.

Ed è esattamente qui che bisogna fermarsi con le interpretazioni.

Non sappiamo, sulla base di questa fonte, perché non siano nel gruppo.

Possiamo però osservare una conseguenza concreta.

Quando due giocatrici con quasi 180 caps complessivi non sono presenti, quei minuti, quegli allenamenti e quelle responsabilità devono essere distribuiti altrove.

Qualcuna avrà più spazio. Qualcuna verrà osservata in un ruolo diverso. Qualcuna potrebbe arrivare più vicina alla partita di quanto sarebbe accaduto in un altro momento.

È così che una rosa cambia davvero: non soltanto attraverso i nuovi nomi, ma attraverso lo spazio che si apre attorno a loro.

Una Nazionale che deve essere osservata nel tempo

Il calendario aiuta a capire perché sarebbe sbagliato giudicare tutto attraverso la prima formazione.

Il 19 settembre arriva il Giappone.

Una settimana più tardi, sempre a Fontanafredda, il Sudafrica.

Poi il gruppo si sposterà negli Stati Uniti per due partite contro le Eagles, il 17 ottobre nell’area di Dallas e il 24 ottobre a Nashville.

Quattro test. Tre avversarie. Contesti differenti.

E abbastanza tempo perché la prima convocazione smetta presto di essere l’unico riferimento.

Alcune giocatrici potrebbero entrare subito. Altre aspettare. Qualcuna potrebbe iniziare il percorso e non terminarlo. Qualcun’altra potrebbe fare il contrario.

Per questo il dato realmente interessante non sarà soltanto chi è stata convocata il 12 settembre.

Sarà confrontare questa lista con quella che esisterà alla fine di ottobre.

I numeri estremi

Dentro il gruppo di Silea ci sono numeri che raccontano storie completamente differenti.

Sofia Stefan: 106 caps. Beatrice Rigoni: 87. Giordana Duca: 65. Aura Muzzo: 63. Silvia Turani: 52. Vittoria Ostuni Minuzzi arriva a 49 alla vigilia del Giappone.

E poi ci sono i sei zeri.

Ma una Nazionale non è la somma matematica delle proprie presenze.

L’esperienza serve se riesce a essere trasferita.

La gioventù serve se trova spazio per diventare esperienza.

E un nuovo staff serve anche a capire come mettere insieme le due cose.

È forse questa la parte più interessante della prima lista di Sciamanna.

Non l’età media. Non il numero di caps complessivo. Non neppure il ritorno di una singola giocatrice.

Ma la quantità di distanze diverse che convivono nello stesso gruppo.

Una lista è soltanto l’inizio

È facile ricordare una convocazione per i nomi che contiene.

Più difficile è tornare a guardarla settimane dopo.

Eppure sarà proprio quello il passaggio interessante.

A fine ottobre potremo prendere questi trentadue nomi e fare alcune domande molto semplici.

Quante delle sei esordienti avranno realmente giocato? Quante saranno ancora nel giro della Nazionale? Chi avrà guadagnato minuti? Chi avrà perso spazio?

Il ritorno di Rigoni sarà diventato presenza stabile? Il gruppo utilizzato contro gli Stati Uniti sarà ancora vicino a quello radunato a Silea?

Sono domande alle quali oggi non esiste ancora una risposta.

Ed è giusto così.

Perché una convocazione dovrebbe essere soprattutto questo: l’inizio di qualcosa da osservare.

La prima lista della gestione Sciamanna contiene trentadue giocatrici.

Una ne porta con sé 87 partite internazionali.

Sei non ne hanno ancora nessuna.

Il resto comincia adesso.
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