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NAZIONALE

Da zero a venti caps:
è qui che l’Italia sta costruendo il prossimo ciclo

Nove delle 23 Azzurre scelte per il Sudafrica hanno al massimo venti presenze internazionali. In panchina cinque giocatrici ne hanno sei o meno e Mascia Jelic può diventare l’Azzurra numero 230. Il rinnovamento dell’Italia comincia a essere misurabile.

La parte più interessante della panchina scelta da Plinio Sciamanna per Italia-Sudafrica può essere letta attraverso cinque numeri.

0, 1, 2, 5, 6.

Sono le presenze internazionali di Mascia Jelic, Laura Foscato, Gaia Dosi, Chiara Cheli e Giulia Cavina.

Accanto a loro ci saranno Alia Bitonci, Francesca Granzotto e soprattutto Beatrice Rigoni, che da sola porta 88 caps. Non è quindi una panchina costruita sull’inesperienza. È una panchina nella quale esperienza internazionale consolidata e giocatrici ancora all’inizio del proprio percorso azzurro devono convivere nella stessa partita.

Ed è probabilmente questa la fotografia più interessante delle prime settimane dell’Italia di Sciamanna.

Da sette esordienti ai primi numeri assegnati

Quando il 2 settembre la FIR ha annunciato le 38 giocatrici delle WXV Global Series, sette non avevano ancora debuttato in Nazionale: Francesca Andreoli, Silvia Fent, Laura Foscato, Mascia Jelic, Natascia Aggio, Rubina Grassi e Vittoria Zeni.

Diciassette giorni dopo quel gruppo aveva già prodotto due nuove Azzurre.

Contro il Giappone sono entrate Natascia Aggio e Laura Foscato. Aggio è diventata l’Azzurra numero 228, Foscato la 229. La seconda, una settimana più tardi, è nuovamente nelle 23 e partirà dalla panchina contro il Sudafrica.

Adesso tocca a Jelic avvicinarsi alla stessa soglia.

La seconda-terza linea di Benetton Rugby partirà con la maglia numero 20. Se Sciamanna la utilizzerà, il numero successivo nell’elenco delle internazionali italiane sarà 230.

Vista così potrebbe sembrare soltanto una piccola sequenza statistica.

Il passaggio importante avviene prima: tre giocatrici che a inizio settembre appartenevano allo stesso gruppo delle esordienti hanno già seguito tre percorsi leggermente differenti. Due sono entrate in campo. Una delle due è stata immediatamente confermata tra le 23. La terza è arrivata alla prima panchina internazionale.

È così che una rosa allargata comincia a trasformarsi in profondità reale.

Nove giocatrici sotto quota venti

Anche il XV scelto per il Sudafrica aiuta a leggere il momento.

Sara Mannini ha 18 caps, Alessandra Frangipani 17, Alessia Pilani è ancora nella prima parte della propria esperienza internazionale. In panchina si aggiungono Bitonci, Cheli, Cavina, Dosi, Foscato e Jelic.

Complessivamente nove delle ventitré giocatrici scelte da Sciamanna hanno venti presenze o meno.

Quasi il quaranta per cento del gruppo partita.

Accanto ci sono Sofia Stefan a quota 107, Michela Sillari a 98, Beatrice Rigoni a 88 ed Elisa Giordano a 83. Proprio Giordano e Sillari rientrano questa settimana perché, come ha spiegato lo stesso Sciamanna, il Sudafrica richiederà caratteristiche differenti rispetto al Giappone e la loro esperienza permette allo staff di avere più possibilità decisionali.

È questo incontro tra le due fasce a rendere interessante la formazione.

L’Italia non sta sostituendo in blocco una generazione con un’altra. Sta cercando di aumentare il numero di giocatrici capaci di stare dentro una partita internazionale senza rinunciare, quando necessario, a chi possiede già ottanta o cento test alle spalle.

“Nuova generazione” non significa necessariamente più giovane

C’è anche un equivoco da evitare.

Quando si parla di ricambio generazionale si tende a guardare immediatamente l’età.

Per una Nazionale esiste però anche una età internazionale.

Una giocatrice può avere diverse stagioni di rugby senior alle spalle e trovarsi comunque davanti a situazioni completamente nuove quando entra in un test: il ritmo, la velocità delle decisioni, la pressione territoriale, il livello delle collisioni, la necessità di adattarsi a un piano partita preparato in pochi giorni.

Da questo punto di vista, una giocatrice con due caps appartiene a una generazione internazionale diversa da una compagna che ne ha ottanta, indipendentemente dalla distanza anagrafica tra le due.

Il cantiere dell’Italia è soprattutto qui.

Tra zero e venti presenze.

È la fascia nella quale un’esordiente può diventare una riserva affidabile, una riserva può guadagnarsi una partenza da titolare e una giocatrice utilizzata occasionalmente può cominciare ad avere continuità.

Un cap non crea profondità

Il numero assegnato al debutto rimane.

Per la Nazionale, però, il lavoro vero comincia dopo.

Foscato ha ora una presenza. Dosi ne ha due. Cheli cinque. Cavina sei. Se Jelic entrerà, ne avrà una.

La domanda dei prossimi mesi non sarà quante giocatrici nuove abbia utilizzato Sciamanna, ma quante riusciranno ad accumulare la seconda, la quinta, la decima partita.

È lì che cambia davvero la rosa.

Avere sette esordienti in una lista di 38 significa ampliare l’osservazione.

Portarne una nelle 23 significa considerarla utilizzabile.

Farla entrare significa raccogliere la prima informazione concreta sul suo rendimento internazionale.

Richiamarla e utilizzarla ancora significa iniziare a costruire un’alternativa.

Questa progressione è meno immediata da raccontare rispetto al debutto, ma sarà molto più importante nel lungo periodo.

Il Sudafrica non è una partita protetta

Anche per questo il possibile esordio di Jelic merita attenzione.

Sciamanna non la inserisce tra le riserve in una partita scelta per distribuire minuti senza particolari pressioni. Il Sudafrica è la squadra che ha battuto l’Italia al Mondiale 2025 e presenta proprio nel lavoro degli avanti, nelle collisioni e nelle fasi statiche alcuni dei problemi principali per le Azzurre.

Jelic è una seconda-terza linea.

Se entrerà, la sua prima esperienza internazionale arriverà quindi in una zona del campo nella quale la partita potrebbe essere particolarmente esigente.

Contemporaneamente Sciamanna riporta Giordano e Sillari nel XV.

Le due scelte stanno bene insieme.

Lo staff aumenta l’esperienza disponibile per affrontare un’avversaria diversa dal Giappone, ma mantiene aperto uno spazio per continuare a sviluppare una giocatrice senza caps.

Il ricambio, in questo modo, non viene separato dalla competitività della squadra.

Avviene dentro la partita.

Dal 228 al 230 in una settimana

Contro il Giappone il rugby femminile italiano ha aggiunto due nomi al proprio elenco di internazionali.

Natascia Aggio, numero 228.

Laura Foscato, numero 229.

Sabato potrebbe arrivare Mascia Jelic, numero 230.

Tre numeri consecutivi nell’arco di due test sarebbero un segnale molto visibile dell’apertura del nuovo ciclo. Ma fermarsi al conteggio degli esordi farebbe perdere la parte più importante.

Foscato è già alla seconda convocazione consecutiva nelle 23.

È questo il passaggio da seguire.

L’obiettivo di una Nazionale non può essere collezionare nuove esordienti. Deve trasformare una parte di quelle esordienti in giocatrici che lo staff possa scegliere nuovamente quando cambia l’avversaria, quando arriva un infortunio o quando serve modificare il piano partita.

Il prossimo Mondiale è ancora lontano.

La profondità necessaria per arrivarci, invece, si costruisce già adesso.

E in questo momento una parte importante del futuro dell’Italia si trova proprio in quella fascia apparentemente poco appariscente della statistica: tra zero e venti caps.

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